Sarcasmo (Suda, traduci e crepa – 7)

Lunedì 20 Aprile 2009

Il committente “a 150 giorni” non mi ha più pagato i lavori successivi a quelli di maggio 2008. Il mese scorso (e capirete qui che sono stato fin troppo paziente/fesso) gli ho fatto  arrivare un’ingiunzione dal mio avvocato. Questa è stata la risposta del supervisore capo, circa una settimana dopo:

e-mail-evidenziata2

Le evidenziature in giallo sono mie.

Non male, no? Uno fa valere un suo diritto cinque mesi dopo la scadenza di un pagamento a cinque mesi e si sente dire che A) non se ne capiscono i motivi, B) non aveva comunque protestato abbastanza (a due e-mail di sollecito, l’amministrativo aveva risposto entrambe le volte “stiamo provvedendo”) e C) che per le loro tariffe irrisorie manco vale la pena prendersela. Un sarcasmo che, manco a dirlo, viene da uno che prende non uno, ma due stipendi fissi, dato che insegna. Complimenti.

PS – Manco a dirlo, un mese dopo non c’è ancora traccia di vecchie fatture pagate, né di dovuto recuperato. Il mio avvocato ha già il coltello fra i denti.


Piccolo errore (Suda, traduci e crepa – 6)

Martedì 16 Dicembre 2008

piccolo-errore2

Evito di commentare il burocratese d’accatto (“bonificarLe la differenza”, manco fossero le paludi pontine!), ma vorrei far notare:

- il pagamento a 300 giorni;

- l’aver definito uno scarto in negativo del 20,31% “piccolo errore” (e dire che dieci mesi per controllare li hanno avuti);

- la richiesta della versione cartacea (di solito le invio prima in pdf via posta elettronica) di una notula che avevo già spedito e che hanno perso loro, con un tono casuale che implica che non l’abbia spedita io in partenza.

Aspettate che mi saldino i millecinquecento Euro e rotti che ancora mi devono e poi vedrete dove li mando…


Confronti (Suda, traduci e crepa – 5)

Mercoledì 8 Ottobre 2008

Editore estero 1: paga a forfait, ma dividendo per le cartelle finali di solito paga circa tre volte le tariffe italiane e soprattutto paga alla fine del mese di emissione della fattura (e quindi a meno di trenta giorni!).

Editore estero 2: paga tariffe scandalosamente basse, paga a centocinquanta giorni fine mese e per le mie ultime due fatture è pure in ritardo, a un passo dal sollecito.

Precisazione necessaria – Nessuno mi obbliga a lavorare per l’Ee2, ma parliamo di traduzioni che, fatte nei ritagli di tempo, finora mi hanno portato 3-4000 Euro in più all’anno, una cifra alla quale non mi sento di rinunciare. È sempre il solito discorso.

Corollario tragicomico – L’appaltatore italiano dell’Ee2, che pubblica a sua volta materiale tradotto con un proprio marchio, il 26 settembre ha diramato ai traduttori la seguente e-mail (il grassetto ironico è mio, la punteggiatura e la sintassi sono sue):

Vi comunichiamo che la ns. società ha deciso per rendere più semplice e pratica la gestione dei pagamenti, di seguire la seguente [sic] modalità: le traduzioni dei [nostri] prodotti si uniformeranno a quelle dei prodotti [dell'Ee2]; quindi il pagamento sarà effettuato a 150 gg data ricevuta fine mese o fattura fine mese.

Come dire: “La compagnia per cui abbiamo l’appalto ha delle pratiche di pagamento allucinanti, adottiamole anche noi per la nostra!”. Chapeau, davvero.


Suda, traduci e crepa – 4

Venerdì 6 Giugno 2008

Traduzione eseguita per una multinazionale dell’editoria.

Notula emessa il 30 novembre 2007.

Pagamento per la traduzione di cui sopra effettuato il 5 giugno 2008.

La cifra? €280,50. Duecentottanta Euro e cinquanta centesimi.

Mi chiedo se i dirigenti che qualche tempo fa hanno unilateralmente deciso le nuove tariffe e i nuovi termini di pagamento (diminuendo le prime e allungando i secondi, vedi Suda, traduci e crepa – 2) devono aspettare anche loro sei mesi per cifre da fame. Chissà perché, ne dubito.


Suda, traduci e crepa – 3

Giovedì 3 Aprile 2008

A un certo punto in passato mi è capitato di tradurre il primo capitolo di una esalogia. È stato un lavoro improbo e orrendamente sottopagato. Però l’avevo accettato perché quel materiale aveva per me un grande valore affettivo e quindi mi piaceva l’idea che nell’edizione italiana il mio nome vi fosse collegato. In altre parole, perché sono fesso. Nella mia pignoleria, con la traduzione avevo stilato e consegnato un glossario che conteneva le rese non solo di tutti i nomi dello sterminato cast (ciascuno con un significato intrinseco da adattare per l’Italia), ma anche delle espressioni tipiche dei personaggi principali: il tutto per facilitare il lavoro di chi mi sarebbe subentrato nei capitoli successivi, che a quelle tariffe sapevo già che non avrei tradotto. Ieri mi arriva da un redattore una e-mail in cui mi dice che, per un disguido, nel secondo capitolo quel mio glossario non è stato usato e che ci sarebbe bisogno di ricontrollare tutta la traduzione per assicurare la continuità. Un lavoro da fare subito, ovvio. Ah, e per cinquanta centesimi a pagina di bozza. Be’, fesso una volta, ma due no, pur con tutto l’affetto per quel materiale. Ho rifiutato cortesemente, ma fermamente: amici come prima col redattore e tutto è finito lì. Il vero dramma, però, è l’assoluta certezza che in questo momento qualcuno sta sgobbando su duecento pagine per cento miseri Euro, magari pure volentieri… e per una multinazionale che ai suoi dirigenti (amministrativi, sia ben chiaro, non editor o assimilabili) non lesina di certo incentivi e bonus, immagino.


Suda, traduci e crepa – 2

Giovedì 7 Febbraio 2008

Appena prima di Natale, una casa editrice con la quale per fortuna lavoro solo saltuariamente ha fatto sapere ai suoi traduttori che le tariffe sarebbero scese del 7,7% e che i pagamenti non sarebbero più stati saldati a sessanta giorni, come era successo fino ad allora, ma a centoventi (addirittura centocinquanta nei mesi estivi).

Il tutto non negoziabile, ovvio, perché tanto se dici di no tu, c’è sempre qualcun altro disposto a lavorare a quelle condizioni. Se non peggiori: “Almeno farò qualcosa che mi piace e almeno avrò il nome sulla copertina”, come tempo fa mi è capitato di leggere in rete da una aspirante traduttrice disposta anche a lavorare gratis all’inizio… senza nemmeno sapere (ma in libreria ci andava?) che il nome al massimo è sul frontespizio, quando non nascosto nel colophon.


Suda, traduci e crepa – 1

Lunedì 4 Febbraio 2008

Sabato scorso, di sera, sono in giro in centro, dopo che ho trovato già esaurita la sala dove proiettano Cassandra’s Dream* in originale. Entro in una grande libreria e vedo fra le novità la traduzione italiana, a cui ho partecipato con altri colleghi, di un testo di saggistica abbastanza atteso. I nostri nomi non sono sul frontespizio, ma nel colophon in corpo femtometrico. Né la casa editrice né l’agenzia tramite cui abbiamo lavorato ci hanno avvisato dell’uscita, ché magari potevamo anche aggiornare i CV, volendo. Di copie omaggio, poi, manco a parlarne. D’altronde di che ci lamentiamo? Ci hanno dato sei (non scherzo, sei) Euro lordi a cartella!

* Ma perché in italiano è diventato Sogni e delitti? Il sogno di Cassandra cos’era, troppo intellettuale? Troppo reazionario perché rimanda alla cultura classica? O come sempre i distributori nostrani pensano che a genere debba corrispondere titolo, altrimenti la gente non va a vedere un film? E non fatemi neanche iniziare a commentare Une La fille coupée en deux che diventa L’innocenza del peccato… ma si sa, se un film francese non ha un che di morboso non ne vale la pena.