In poche parole

Un giorno, alla fine degli anni Ottanta, per pura noia traduco su un taccuino le prime tre-quattro pagine di The Body di Stephen King (un autore che peraltro non sopportavo nemmeno allora). Vent’anni dopo, la lista dei miei lavori è lunga quindici pagine A4 in corpo 12, ma ogni giorno è una lotta col conto in banca, nonostante 8-10 ore a pigiare tasti dal lunedì al venerdì e spesso anche il sabato e la domenica. Di copertura pensionistica e assicurativa non si parla; le royalties sono un miraggio.

Se tornassi indietro lo rifarei, certo. Però vorrei anche gli editori non se ne approfittassero bellamente e che i vari docenti odierni di “Mediazione Linguistica” (continuare a chiamare il corso “Lingue e Letterature Straniere” no, eh?) non dessero speranze infondate ai troppi studenti, solo per tenere in piedi le proprie cattedre. Ognuno di quei “laureati”, potenzialmente, finirà per accettare due Euro a cartella per “vedere il proprio nome sul frontespizio” (cit.) e credersi para-autore, peggiorando sempre di più la situazione per tutti.

Una Risposta a “In poche parole”

  1. Andrea Dice:

    Capitata per caso nel settore pochi anni fa e in età già avanzata, condivido parola per parola. Eppure non mi sono mai sentita tanto bene, così piena di stimoli e ottimista, persino al termine dell’ottava ora di lavoro in una domenica di sole.

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