Cito dal blog di una collega, a proposito di un romanzo da lei tradotto (il grassetto è mio):
Sarebbe bello dire ah! stupendo! ah, la mia creatura, il mio pargolo il mio figlioccio, il mio bambino ecc. ecc.
Ma [...] fare ’sto figlio è stata proprio una palla. Non mi ci sono affezionata per niente, e non sarà solo per via del mio inesistente istinto materno. Sarà perché quando ti esce un bambino con la fronte aggrottata, le sopracciglia corrugate, che ti guarda sconvolto se hai il viso arrossato e ti dice “vorrei che tu non pensassi ciò che stai pensando perché è quello che sto pensando anch’io ma sai non possiamo pensarlo perchè….” beh, come dire, un po’ ti passa la voglia della maternità.
Avendone appena consegnato uno simile (come stile, non come tema e tantomeno come previsioni di vendita), capisco perfettamente. Questa volta mi ero ripromesso di contare tutti i cliché ripetuti allo sfinimento, spesso due o tre volte nella stessa pagina, ma poi mi sono detto che sarebbe stato tempo rubato a una tabella di marcia già impegnativa. Tanto gli anglos scriveranno sempre “romanzi” simili e gli editori italiani sempre li tradurranno.