Come si è già capito, sono la mia ossessione. Sono quei tic di cui tutti i pennivendoli di lingua inglese sembrano ormai soffrire: le infinite teste scosse, le onnipresenti ciglia corrucciate, i continui annuire che un lettore dal QI superiore a quello di un criceto intuirebbe ampiamente già dai dialoghi, ma che invece loro riportano instancabili. Inauguro oggi, allora, un osservatorio permanente sulla loro presenza e frequenza nei libri che sto traducendo. Io non sono tra chi legge in anticipo ciò che gli viene assegnato, anche perché non c’è quasi mai il tempo per farlo; quindi non so se il romanzo da cui inizio (e che per fini catalogatori chiamerò n0809, to’) ne sia o meno infestato. Vedremo, ma per intanto metto a verbale che il primo “I shook my head” è apparso a pag. 13. Non è un buon segno.
Ma come si fa? – 4
Lunedì 1 Settembre 2008Cito dal blog di una collega, a proposito di un romanzo da lei tradotto (il grassetto è mio):
Sarebbe bello dire ah! stupendo! ah, la mia creatura, il mio pargolo il mio figlioccio, il mio bambino ecc. ecc.
Ma [...] fare ’sto figlio è stata proprio una palla. Non mi ci sono affezionata per niente, e non sarà solo per via del mio inesistente istinto materno. Sarà perché quando ti esce un bambino con la fronte aggrottata, le sopracciglia corrugate, che ti guarda sconvolto se hai il viso arrossato e ti dice “vorrei che tu non pensassi ciò che stai pensando perché è quello che sto pensando anch’io ma sai non possiamo pensarlo perchè….” beh, come dire, un po’ ti passa la voglia della maternità.
Avendone appena consegnato uno simile (come stile, non come tema e tantomeno come previsioni di vendita), capisco perfettamente. Questa volta mi ero ripromesso di contare tutti i cliché ripetuti allo sfinimento, spesso due o tre volte nella stessa pagina, ma poi mi sono detto che sarebbe stato tempo rubato a una tabella di marcia già impegnativa. Tanto gli anglos scriveranno sempre “romanzi” simili e gli editori italiani sempre li tradurranno.
Pubblicato da vlan
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