Nascosto fra le pieghe del CV, sul sito di una collega traduttrice:
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Ne uccide più il refuso…
Nascosto fra le pieghe del CV, sul sito di una collega traduttrice:
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Ne uccide più il refuso…
Unatraduttrice oggi riporta questo brano da Lessico famigliare, intitolando ironicamente il post “O tempora o mores“:

È un passo che tutti noi traduttori non tecnici dovremmo, nostro malgrado, tenere incorniciato sulla parete davanti alla scrivania, perché è il punto di partenza di tutti i nostri mali odierni. L’idea che tradurre un romanzo sia un’opera di puro piacere per cui si potrebbe anche pagare e non un’attività altamente professionale che come tale comporta una retribuzione adeguata nasce da lì e fa nascere a sua volta i tanti, troppi amari aneddoti alla “Suda, traduci e crepa” che potremmo raccontare. Un grazie* sarcastico e sentitissimo, dunque, a questi due fighetti torinesi (d’adozione, va bene, ma non siamo pignoli). Soprattutto a Pavese, le cui mille lire sono i trenta denari con i quali tradì la categoria per i decenni a venire.
* = In realtà andrebbe detto loro ben altro, ma vale per entrambi il parce sepulto.
Traduzione eseguita per una multinazionale dell’editoria.
Notula emessa il 30 novembre 2007.
Pagamento per la traduzione di cui sopra effettuato il 5 giugno 2008.
La cifra? €280,50. Duecentottanta Euro e cinquanta centesimi.
Mi chiedo se i dirigenti che qualche tempo fa hanno unilateralmente deciso le nuove tariffe e i nuovi termini di pagamento (diminuendo le prime e allungando i secondi, vedi Suda, traduci e crepa – 2) devono aspettare anche loro sei mesi per cifre da fame. Chissà perché, ne dubito.