Suda, traduci e crepa – 3

A un certo punto in passato mi è capitato di tradurre il primo capitolo di una esalogia. È stato un lavoro improbo e orrendamente sottopagato. Però l’avevo accettato perché quel materiale aveva per me un grande valore affettivo e quindi mi piaceva l’idea che nell’edizione italiana il mio nome vi fosse collegato. In altre parole, perché sono fesso. Nella mia pignoleria, con la traduzione avevo stilato e consegnato un glossario che conteneva le rese non solo di tutti i nomi dello sterminato cast (ciascuno con un significato intrinseco da adattare per l’Italia), ma anche delle espressioni tipiche dei personaggi principali: il tutto per facilitare il lavoro di chi mi sarebbe subentrato nei capitoli successivi, che a quelle tariffe sapevo già che non avrei tradotto. Ieri mi arriva da un redattore una e-mail in cui mi dice che, per un disguido, nel secondo capitolo quel mio glossario non è stato usato e che ci sarebbe bisogno di ricontrollare tutta la traduzione per assicurare la continuità. Un lavoro da fare subito, ovvio. Ah, e per cinquanta centesimi a pagina di bozza. Be’, fesso una volta, ma due no, pur con tutto l’affetto per quel materiale. Ho rifiutato cortesemente, ma fermamente: amici come prima col redattore e tutto è finito lì. Il vero dramma, però, è l’assoluta certezza che in questo momento qualcuno sta sgobbando su duecento pagine per cento miseri Euro, magari pure volentieri… e per una multinazionale che ai suoi dirigenti (amministrativi, sia ben chiaro, non editor o assimilabili) non lesina di certo incentivi e bonus, immagino.

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