Chi revisiona i revisori? – 2

Premetto che questo post, la cui gestazione è durata quasi un mese per vari motivi coi quali non vi starò ad annoiare, avrebbe dovuto far parte della serie Suda, traduci e crepa. Lo svolgersi e il mutare degli eventi ha portato al cambio di etichetta. Detto questo…

Alla fine dell’anno scorso ho tradotto un romanzo-verità che mi ha fatto vedere i sorci verdi per quanto era scritto male. Non solo: era scritto male da un tizio convinto invece di saper scrivere benissimo. Diciamo che è uno di quei libri che va di diritto nella categoria delle opere migliorate di molto nel passaggio all’italiano (vedi il post Traduttore vs Autore). Il mese scorso mi arriva il primo giro di bozze da rivedere: un disastro. Mi vengono rimproverate frasi che “non girano”, nonostante io avessi spiegato chiaramente (e con decine di esempi) che il testo non girava già in partenza. Questo comunque sarebbe stato ancora sopportabile e giustificabile con le differenze di sensibilità fra traduttore e revisore. Ciò che mi ha lasciato allibito, però, è stato che le “correzioni”… erano sbagliate, in termini non solo di comprensione, ma anche di sintassi, per non parlare delle eclatanti ripetizioni. Subito me la sono presa parecchio e ci sono pure andato giù duro col revisore, ma alla fine si è capito che anche lui era crollato sotto il peso di duecento e più cartelle di ostica supponenza e di talento assente da parte dell’autrice. Buona fede accertata, tutto chiarito e mie scelte reintegrate, ma… e se le bozze non mi fossero state rimandate indietro? Se, come succede con quasi tutte le case editrici, il libro fosse andato in stampa con quelle “correzioni” e col mio nome sul frontespizio?

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