Traduttore vs Autore

Venerdì scorso, sul gruppo Yahoo di Biblit, sotto l’intestazione “Ciarla: Rimedio antidepressivo”, la collega P ha riportato un aforisma di Émile Cioran da Confessioni e anatemi (Milano, Adelphi, 2007, traduzione di Mario Bortolotto):

Ho conosciuto scrittori ottusi e persino stupidi. Per contro, i traduttori che ho potuto frequentare erano più intelligenti e più interessanti degli autori che traducevano. Occorre infatti più riflessione per tradurre che per ‘creare’.

Il primo commento, complice anche il fine settimana, è arrivato sedici ore dopo da parte della collega R ed è stato positivo (“Io l’ho già copiata!”, in riferimento all’intenzione di P, che aveva scritto: “Io sto pensando di stamparmela a caratteri cubitali e appendermela nello studio”). Evidentemente sapere che qualcuno oltre a P la pensasse in quel modo ha scatenato le ire fin lì dormienti di altre due colleghe, G e L, che vi hanno visto un insulto di Cioran alla categoria tutta degli scrittori e sono intervenute in modo francamente acidino (“Ti suggerisco, cara P, rimedi ‘antidepressivi’ più efficaci: un buon libro, per esempio. A te la scelta se in versione originale oppure ben tradotto” o addirittura “La prima cosa che ho pensato è che leggere Cioran non meritasse proprio la pena”). A calmare gli animi è intervenuta F, facendo notare qualcosa che a G e L era evidentemente sfuggito:

Cioran mette la parola “creare” fra virgolette. Credo che questo voglia dire che si riferisce non al creare in assoluto ma un “creare” di un certo tipo, a un creare ottuso – che sì esiste – o stupido – che esiste anche quello, e in entrambi i casi si tratta di giudizi soggettivi per definizione, non credo ci sia bisogno di specificare.

Fin qui tutto bene e polemica chiarita, a mio avviso. F però scrive oltre e credo sia interessante citarla con ampiezza (i grassetti sono miei):

Senza tema di smentita posso affermare che i tre traduttori che ci sono voluti per tradurre in un mese e mezzo un tomone di 600 pagine di bestseller in tutto e per tutto orripilante, sono non tutti e tre insieme, ma ciascuno per sé (e quindi mi ci metto presuntuosamente in mezzo anch’io) molto più interessanti e intelligenti dell’autrice tradotta. E l’opera finale lo riflette. Probabilmente anzi una schifezza tale come quel libro non avrebbe mai avuto successo in Italia se non fosse stata largamente migliorata (non intenzionalmente, ma perché se sei bravo, lo fai per forza specie con tali opere), dal traduttore che l’ha tradotta fin dal primo volume.

E qui arriviamo al punto: a che serve parlare anche solo alla lontana di teoria della traduzione e – lo ripeto a costo di stancare – riempire di vaghi sogni la testa degli aspiranti colleghi con frasi come “quel che importa di più è che al mondo ci sono magnifici traduttori e scrittori, per fortuna”, quando soprattutto per chi traduce dall’inglese non c’è praticamente niente su cui teorizzare, quando questi magnifici forse non esistono più e se esistono di sicuro non verranno assegnati a noi? Solo io, traduttore di seconda categoria se va bene, sono reduce da tre opere consecutive che posso affermare di avere molto migliorato traducendole in italiano. Cioran appartiene a un altro tempo, ma credo che con quel suo aforisma avesse visto ben più avanti del 1995 in cui è mancato. Non dico tutti, ma tanti di noi (e come F mi ci metto “presuntuosamente in mezzo”) hanno dovuto riflettere incomparabilmente più a lungo di tanti scrittori che si sono visti assegnare, hanno dovuto essere più intelligenti e interessanti di loro e il tutto per cifre quasi mai congrue allo sforzo. Spieghiamo questo a chi vuole diventare traduttore, invece di prospettare situazioni tanto belle quanto irrealizzabili per la stragrande maggioranza.

Una Risposta a “Traduttore vs Autore”

  1. Ari Dice:

    Ciao! grazie per avermi messa tra i link :)
    Ho seguito anch’io lo scambio di messaggi in questione e condivido in tutto e per tutto quello che hai scritto. Anch’io avevo capito così l’affermazione di Cioran. Peccato che solo F abbia avuto il coraggio di dire che spesso si deve tradurre (o capita di leggere) robaccia spacciata per letteratura!

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