Traduco per l’editoria, in vari campi, dal 1993. In quindici anni ne ho viste e sentite di tutte, ma quello che mi ha sempre mandato in bestia è la discrepanza fra l’immagine del mestiere data a poveri ventenni idealisti da gente che in un modo o nell’altro ci lucra (docenti di “mediazione linguistica” in primis) e la banalità del giornaliero, con le sue scadenze impossibili, le tariffe da fame, la mancanza di sicurezza e soprattutto un romanzo decente ogni tre anni se va bene. Tempo permettendo, qui cercherò di raccontare e commentare il bello, il brutto e l’assurdo di una categoria.