Io finora mi sono trovato molto bene con quasi tutti i revisori e gli editor con cui ho lavorato: le eccezioni sono state forse un paio, ma niente di devastante. Ho però spesso avuto l’impressione che alcuni di quelli messi a decidere i destini di tanti traduttori – non solo aspiranti – fossero non proprio i più adatti al ruolo.
Quello che segue è solo il primo esempio.
Nel gennaio del 2005 una revisora annunciò su Biblit (il gruppo Yahoo che, nonostante certi suoi grandi difetti, rimane uno strumento essenziale nel campo) di avere delle prove di traduzione da assegnare. Io mi tenni fuori perché l’argomento dei brani e il catalogo della casa editrice non coincidevano con i miei settori di specializzazione, ma ricordo che in lista risposero in parecchi. A marzo qualcuno di loro chiese pubblicamente un aggiornamento, visto che tutto taceva. Ecco una parte della risposta della revisora:
“L’originale è a volte tagliente, con uno stile veloce, quasi giocoso nell’ironia a volte sprezzante. Varie prove hanno, a mio parere, reso in misura molto minore questo stile tipico di certo giornalismo d’inchiesta americano. La lunghezza della prova era dovuto proprio a l’importanza di questo fattore.“
Per come la vedo io, se ti pagano per correggere gli errori degli altri dovresti dimostrare che in condizioni normali non ne fai tu stessa. Ricordo di essermi chiesto come una che ripeteva “a volte” nella stessa frase per ovvia negligenza, adoperava in modo dubbio virgole e sintassi nel secondo periodo, ma soprattutto si dimenticava che in italiano esistono le preposizioni articolate, potesse venire incaricata di giudicare le capacità altrui nello scrivere. Poi però diedi la colpa alla fretta di rispondere (anche se, intendiamoci, non può essere una giustificazione) e non ci pensai più.
Senonché a ottobre dello stesso anno la revisora riapparve in lista per intervenire in una discussione, guarda caso, su quei suoi colleghi che a volte, per incompetenza o superbia, peggiorano una traduzione invece di migliorarla. Cito ancora:
“anche se intervengo davvero poco quando posso cerco di seguire, anche perché trovo che Biblit sia al di là dell’aiuto pratico, davvero utile ma soprattutto interessante su alcuni temi chiamiamoli generali nonché fonte di spunti di riflessione. Se possibile vorrei aprire una piccola parentesi su alcuni chiamiamoli nodi che spesso sono fonte di domande, osservazioni o altro e su cui, confesso, ho delle perplessità.“
Punteggiatura a caso? Chiamiamoli!
La vera perla arrivò subito dopo:
“revisioni: i revisiori sono indicati come personaggi contro cui bisogna combattere, alzando la guardia perché tendono a inserire più che correggere errori, quando poi il riferimento è a redattori o editor apriti cielo tre quarti delle volte sono indicati come incompetenti.“
Hmm… non so tre quarti delle volte, ma ogni tanto non ci sarà un buon motivo?
Qualcuno fece notare pure il rischio che le opere straniere scovate e proposte dai traduttori venissero poi fatte proprie dagli editor e assegnate ad altri. Su questo argomento lei chiuse in bellezza. Prendete fiato, mi raccomando:
“Riguardo poi al proporre testi credo ci sia anche una gran confusione, o così mi pare: per averci lavorato so di due casi in cui testi proposti sono stati comprati e poi tradotti/verrà tradotto da chi l’ha proposto, ma anche qui le variabili sono davvero molte e non è detto che tutti ne escano contenti, mi sembra però esagerato, se rimaniamo nell’ambito degli editori che si possono considerare seri, tutto questo timore per il furto della traduzione.“
Non commento la punteggiatura, ma se la barretta inclinata indica un’alternativa, come accade di solito, allora secondo logica potremmo dire che “i testi proposti sono stati comprati e poi verrà tradotto da chi l’ha proposto”. Io però dubito che questa revisora mi farebbe passare una frase del genere in un’ipotetica traduzione fatta per lei.
C’è altro, ma lo tengo per un post successivo.